Train the Trainer, perché i migliori esperti spesso non sono i migliori formatori

Ho visto ingegneri molto preparati perdere un'aula nel giro di dieci minuti. Commercialisti capaci di rispondere a qualsiasi domanda sulla normativa lasciare i partecipanti più confusi di prima. Tecnici che risolvono problemi complessi ogni giorno, ma che faticano a spiegare una procedura semplice a un collega appena assunto.

Il problema spesso non è la competenza, quanto invece l'idea diffusa che conoscere un argomento significhi automaticamente saperlo insegnare. Da questa differenza nasce il train the trainer, o formazione formatori.

L'illusione dell'esperto

Quando si diventa molto competenti in un argomento, succede qualcosa di curioso, si dimentica cosa significa “non sapere”. È un meccanismo naturale, l'esperto ragiona per collegamenti che ha costruito negli anni, e molti passaggi per lui sono ormai automatici. Proprio per questo tende a saltarli quando spiega, usa termini che considera ovvi, dà per scontati concetti che l'altra persona sta ascoltando per la prima volta, organizza il discorso seguendo la propria logica invece di quella di chi deve imparare.

Una frase come "è semplicissimo" è spesso il primo segnale che chi parla ha perso il contatto con chi ascolta.

Il vero obiettivo di un formatore

Fare formazione non significa soltanto spiegare bene, è un'idea riduttiva che circola spesso. Un formatore si valuta da quello che cambia nelle persone dopo che ha finito di parlare. Se i partecipanti escono dall'aula con gli stessi dubbi, le stesse abitudini e gli stessi errori di prima, la formazione non è avvenuta, sono semplicemente passate delle informazioni.

Il lavoro del formatore consiste nel progettare l'apprendimento, non solo nello spiegare un contenuto. È la differenza tra un esperto che espone e un professionista che fa crescere le competenze di chi ascolta.

Le competenze che fanno la differenza

Un percorso di train the trainer lavora su competenze diverse da quelle della materia che si insegna.

La prima è leggere l'aula, capire quando le persone stanno seguendo, quando fingono di seguire, quando l'attenzione è ormai altrove, e modificare il ritmo, fare una domanda, raccontare un esempio prima che il coinvolgimento si perda.

La seconda è gestire l'energia del gruppo. Ogni aula ha una propria dinamica, momenti di curiosità, altri di stanchezza, altri di resistenza, e chi forma deve saperli riconoscere e guidare invece di proseguire meccanicamente con le slide.

La terza è rendere semplice ciò che è complesso. Molti professionisti complicano il linguaggio per dimostrare quanto sono preparati, chi forma bene fa l'opposto, spiega concetti difficili con esempi chiari senza perdere rigore. È una delle competenze più difficili da costruire.

La quarta è costruire fiducia. Le persone imparano più facilmente da chi percepiscono competente, ma anche da chi percepiscono vicino, e un buon formatore trasmette autorevolezza senza risultare distante, crea un clima in cui ci si sente liberi di fare domande, di sbagliare, di confrontarsi.

L'errore che vedo più spesso

Chi prepara un percorso di formazione formatori ripete quasi sempre lo stesso schema, dedica molto tempo a preparare le slide e poco tempo a preparare l'apprendimento. Pensa a cosa dirà, raramente a come farà sentire i partecipanti, ed è lì che si gioca la parte che conta di un percorso di formazione. Le persone imparano quando ragionano, sperimentano, discutono, provano, ricevono un riscontro e collegano quello che ascoltano al proprio lavoro quotidiano. Una presentazione ben fatta aiuta, da sola però non cambia il comportamento di nessuno.

A chi serve un percorso train the trainer

C'è un equivoco abbastanza diffuso, molti immaginano che un corso train the trainer sia pensato solo per chi vuole diventare formatore di professione. Nella realtà succede spesso il contrario. I partecipanti sono tecnici, manager, specialisti, consulenti, responsabili di funzione, commerciali senior, professionisti che continuano a svolgere il proprio lavoro e che a un certo punto l'azienda chiede di trasferire le proprie competenze ad altri, formare i nuovi colleghi, affiancare i junior, condurre academy interne, presentare nuovi processi, spiegare procedure ai clienti.

È in quel momento che emerge una cosa fondamentale, essere il migliore in una materia non significa essere la persona più adatta a insegnarla.

Una competenza strategica per le aziende

Ogni azienda possiede competenze di grande valore, e la domanda che conta è quante di queste competenze passano da una persona all'altra. Se restano nella testa dei singoli, l'organizzazione diventa fragile. Se vengono trasferite in modo efficace, diventano patrimonio dell'azienda.

Il train the trainer migliora chi insegna, e nello stesso tempo fa crescere il sapere dell'azienda, anche quando cambiano i ruoli, entrano nuove persone, si sviluppano nuove competenze.

L'esperto conosce le risposte. Il formatore costruisce le condizioni perché gli altri possano trovarle, comprenderle, metterle in pratica.

Avanti
Avanti

Da Weber a oggi. La mappa è completa.