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LA VERITÀ È SCRITTA SUL TUO VOLTO

LA VERITÀ È SCRITTA SUL TUO VOLTO

Dopo l’uscita in tv del telefilm “Lie to Me” nel 2010, che vede protagonista lo straordinario Tim Roth nei panni di Cal Lightman, uno studioso esperto di linguaggio del corpo e capace di scoprire la menzogna in chiunque, si è scatenato in giro un esercito di smaschera-bugie ed “esperti” dell’inganno… insomma dei Cal Lightman in miniatura.
Ma cosa c’è di vero in tutto questo?

Possiamo scoprire veramente chi mente soltanto guardando il viso di chi ci sta di fronte?

Quello che pochi sanno è che la storia e il personaggio del dottor Lightman non sono frutto della fantasia, ma ispirati a studi reali del dottor Paul Ekman, psicologo studioso del comportamento umano ed esperto di rilievo mondiale sul linguaggio del corpo e sulle espressioni facciali (che ha inoltre assunto personalmente il ruolo di consulente scientifico della serie TV).
Professore emerito di psicologia all’Università della California di San Francisco, Paul Ekman ha studiato per 40 anni le espressioni umane.
Una delle sue scoperte più importanti fu scoprire “l’universalità delle espressioni facciali”. Si recò in diverse parti del mondo e raccolse moltissime foto di persone appartenenti a diverse etnie, estrazioni sociale, colore, sesso e razza che li ritraevano in momenti di gioia, tristezza, rabbia, paura, sorpresa e disgusto. Confrontando le foto, scoprì che ovunque andasse, le persone usavano le stesse espressioni facciali dei nordamericani. Ekman non si fermò e si spinse oltre. Pensando che la cosa riguardasse solo la civiltà moderna, decise di visitare delle isolate tribù che vivevano nelle giungle della Nuova Guinea. Anche lì constatò che gli indigeni sapevano riconoscere ed esprimere le stesse emozioni di base delle popolazioni “civili”.

Quindi il linguaggio del volto, con i suoi movimenti muscolari e le emozioni associate, ha origini biologiche e la cultura esercita una significativa influenza su di esso.

Tornando al telefilm “Lie To Me” ed al suo grande seguito, si è cominciato a credere che le espressioni e le micro-espressioni costituiscano l’intero mondo della COMUNICAZIONE NON VERBALE. In realtà non è così… ne rappresentano solo una piccolissima parte.

Quando le persone vengono ai corsi del Linguaggio Segreto del Corpo©, aspettano sempre con grande impazienza il momento dedicato alle espressioni facciali e alle menzogne.

In effetti queste vengono spiegate, ma lo scopo più profondo del Linguaggio del Corpo e della Comunicazione Non Verbale in genere, è quello di insegnare alle persone a comunicare meglio e avere una migliore capacità di relazione con gli altri.
Concentrare tutta l’attenzione nello scoprire le menzogne di chi ci sta di fronte, ci fa correre il rischio di vedere solo bugiardi e ingannatori…. Anche quando non ce ne sono. Non dico che non possa essere utile scoprire l’inganno prima di finirci dentro; ciò che intendo è che ci sono altre centinaia di emozioni che possiamo scoprire e di cui tenere conto. Ad esempio leggere sul viso di una persona una profonda tristezza ci aiuta a capirla di più e a modulare la nostra comunicazione in linea con l’emozione che sta vivendo.
Quante volte abbiamo detto: “Non mi ha capito!”, oppure “possibile che non si sia accorto di come mi sentivo?”.

Conoscere i segnali che il corpo e il viso inviano continuamente, migliora enormemente l’empatia con gli altri, perché quando leggiamo sul viso e comprendiamo la vera emozione che sottostà alle parole, la persona a sua volta si sente più “capita” e si apre maggiormente alla comunicazione facendo innescare il circolo virtuoso che porta entrambi gli interlocutori ad un livello di comunicazione mai visto in prima.

Un altro aspetto interessante che coinvolge le espressioni facciali non riguarda solo la comunicazione verso gli altri, ma anche quella che facciamo verso noi stessi. In che senso?
Ekman scoprì un altro interessante fenomeno dopo una lunga giornata trascorsa nel suo laboratorio tentando di riprodurre uno sguardo convincente di “tristezza”: quella sera divenne depresso. Capì che se trascorreva del tempo a simulare un’espressione collegata a qualunque emozione, il suo umore cambiava in base alle espressioni che stava simulando.
Questo contraddiceva la vecchia nozione che i sentimenti si originano nella psiche e poi il corpo li comunica semplicemente all’esterno.
Ekman e Friesen furono capaci di dimostrare che l’attivazione coordinata di certi muscoli facciali non solo influenzava la pressione del sangue e il battito cardiaco, ma poteva scatenare l’emozione corrispondente.

Quindi se durante la giornata ci rendiamo conto di sentirci un po’ giù, portiamo subito attenzione alla postura del corpo e alle espressioni del viso. Quasi sicuramente ci renderemo subito conto di avere un atteggiamento trasandato, piegato su se stesso, magari con gli angoli della bocca verso il basso. A quel punto dobbiamo sforzarci di mettere il nostro corpo in una postura di forza, spalle dritte e passo deciso… e magari accennare un sorriso.
Ti assicuro che non passeranno neanche 10 minuti che ti sentirai decisamente meglio.

Quindi è con piccoli cambiamenti quotidiani che possiamo migliorare la nostra comunicazione. Quando una comunicazione non sta andando nella direzione da te voluta, sia che sia verso l’esterno sia che sia al tuo interno, fatti queste semplici domande:
– Qual è il messaggio che l’altra persona sta ricevendo?
– E’ proprio questo ciò che voglio che venga recepito?
– Il messaggio che sto dando è veramente utile o è solo un modo per sfogarmi?
– Cosa posso fare per migliorarla?
– Ciò che mi sto dicendo, è produttivo per me?
Questi sono solo degli esempi (quindi puoi fare tutte le variazioni che ritieni opportune)… La cosa importante è farsele, perché sappi che la domanda obbliga la mente a trovare e dare una risposta. Pertanto, se sarai in grado di farti buone domande avrai di rimando sicuramente buone risposte.